Da Vinitaly 2026 l’appello di Antinori, Frescobaldi e Cusumano: il vino è l’asset strategico che promuove l’Italia di qualità nel mondo.
Al Vinitaly 2026 emerge una consapevolezza dirompente: il vino non è più solo un prodotto agroalimentare, ma il più potente acceleratore di marketing turistico per l’Italia. Secondo Davide Ciliberti di Purple & Noise, il comparto vinicolo è oggi capace di attrarre più visitatori della moda e della Ferrari, superando in efficacia anche le campagne istituzionali basate su influencer digitali. Il motivo risiede nella capillarità del prodotto: il vino entra nelle case di tutto il mondo e stimola una curiosità naturale verso i territori d’origine. Come sottolineato dal pubblicitario Vicky Gitto, ogni ristorante italiano all’estero funge da avamposto di geomarketing, rendendo l’enoturismo un asset da quasi 40 miliardi di euro l’anno a livello globale.
I grandi protagonisti del settore confermano questa visione immersiva e culturale. Tiziana Frescobaldi evidenzia come in Toscana il binomio tra vino e arte contemporanea, citando il progetto “Artisti per Frescobaldi” a Castel Giocondo, crei un’alchimia perfetta capace di affascinare mercati emergenti come quello coreano. Per Allegra Antinori, la forza del settore risiede nella capacità delle cantine di essere luoghi integrati nel paesaggio, dove il vino diventa memoria viva del territorio. Dalla Sicilia, Diego Cusumano porta l’esempio dell’Etna, trasformatasi in “super-destinazione” mondiale negli ultimi vent’anni proprio grazie all’investimento dei produttori che hanno saputo trasformare la vigna in paesaggio e bellezza.
Tuttavia, questa potenza richiede una visione strategica. Cristina Mercuri, Master of Wine, definisce il vino una “infrastruttura culturale ed economica” che genera reputazione nel lungo periodo, ma avverte sulla necessità di una managerialità strutturata per evitare la standardizzazione dei luoghi. In questo scenario, esperti come Ciliberti propongono una svolta politica:
“Il grande impegno dei singoli produttori – rilancia Davide Ciliberti – che nel promuovere il loro prodotto raccontano in giro per il mondo la migliore Italia andrebbe concretamente sostenuto dal governo e dalle amministrazioni locali che, anziché disperdere tanti denari pubblici in inefficaci campagne di marketing e comunicazione, destini ai vignaioli i tanti fondi che dallo Stato, alle Regioni sino alle pro loco vengono destinati al turismo e spesi senza particolare ritorno.”
La proposta è chiara: meno investimenti in “influencer-avatar” e più sostegno concreto, anche sotto forma di sconti fiscali, per i produttori che, comunicando le proprie etichette, realizzano di fatto la più massiccia ed efficace campagna di marketing territoriale per l’intero Sistema-Paese.



