La cantina di Noto presenta un Catarratto Mantellato e un Nero d’Avola nati da scelte agronomiche sostenibili, rifiutando la dealcolizzazione tecnologica.
L’edizione 2026 di Vinitaly segna un punto di svolta per il segmento dei vini a ridotto contenuto alcolico, un mercato che si stima in forte espansione nei prossimi anni. In questo scenario, Cantina Marilina si presenta a Verona con una proposta controcorrente: rispondere alla domanda di benessere con un approccio puramente agricolo e identitario.
Biodiversità e recupero genetico
Il lavoro della famiglia Paternò si è concentrato su due vitigni simbolo della Sicilia orientale: il Nero d’Avola e il Catarratto Mantellato. Per quest’ultimo, la cantina ha intrapreso un importante progetto di difesa della biodiversità, prelevando materiale genetico da vigneti storici aziendali per la preparazione di nuove barbatelle. Il risultato sono due etichette capaci di coniugare leggerezza e profondità territoriale.

Il rifiuto della dealcolizzazione: una scelta di sostenibilità
Mentre la fiera dedica ampi spazi alle tecnologie di dealcolizzazione nel nuovo hub NoLo – Vinitaly Experience, Cantina Marilina sceglie una strada diversa, ritenendo che i processi tecnologici complessi possano impoverire il profilo sensoriale del vino.
«Il nostro obiettivo non è togliere qualcosa al vino, ma trovare un nuovo equilibrio senza tradirne l’anima – racconta Marilina Paternò – Crediamo che il consumatore di oggi cerchi consapevolezza, non compromessi. Per questo abbiamo scelto una strada più impegnativa, ma autentica: lavorare meglio in vigna per ottenere naturalmente un vino più leggero, integro e rispettoso dell’ambiente».
La scelta è dettata anche da criteri di sostenibilità ambientale: evitare macchinari ad alto consumo di acqua ed energia elettrica per rimuovere l’alcol è considerato dalla cantina l’unico percorso coerente con il rispetto della terra.
L’equilibrio nasce in vigna
Per ottenere un basso grado alcolico in modo naturale, la cantina di Noto è intervenuta direttamente sui filari, allungando la potatura e anticipando la vendemmia.
«Non volevamo inseguire una moda ma trovare una risposta coerente con il nostro modo di fare vino – spiega Angelo Paternò – Per noi il vino nasce in vigna, non in laboratorio. Abbassare il grado alcolico attraverso scelte agronomiche e di raccolta significa rispettare l’identità del vitigno, l’equilibrio del vino e i principi di sostenibilità in cui crediamo. La dealcolizzazione è una scorciatoia che non sentiamo nostra».
La degustazione a Vinitaly
Questi nuovi vini apriranno la degustazione di Cantina Marilina a Vinitaly 2026, affiancando le referenze storiche a base di Grecanico e Moscato di Noto. In un’edizione che vede la Generazione Z sempre più attenta a prodotti salutistici ma autentici, la proposta di Marilina Paternò si candida a essere una delle più interessanti del panorama siciliano.



