Un viaggio sensoriale tra i mercati storici e le sapienti mani delle cuoche locali per scoprire i segreti dell’incorsatura e della cottura nella mitica terracotta.

Se il sale delle saline rappresenta l’anima minerale di questo territorio, il cuscus ne è il cuore pulsante e caloroso. Piatto simbolo dell’accoglienza e della contaminazione culturale tra le sponde del Mediterraneo, nel Trapanese il cous cous (qui rigorosamente di semola di grano duro) non è una semplice pietanza: è un vero e proprio rito collettivo, una festa che unisce le famiglie e celebra la storia millenaria della Sicilia occidentale.

Dimenticate le versioni istantanee o precotte. Qui il cous cous è arte viva, un saper fare antico che si tramanda di generazione in generazione e che oggi si trasforma in un’esperienza enogastronomica imperdibile per chi viaggia alla ricerca dell’autenticità.

Bowl of uncooked couscous on wooden table.

Dalla banchina del porto alla “mafaradda”

L’avventura inizia la mattina presto tra i banchi del mercato del pesce di Trapani, dove il profumo del mare si mescola alle voci dei pescatori. Qui si scelgono con cura i protagonisti del brodo di pesce (la scogliera locale: scorfani, gallinelle, Triglie e gamberi) che accompagneranno il piatto.

Subito dopo ci si sposta nelle cucine tradizionali o nei cortili delle antiche case di corte, dove l’atmosfera si fa intima e conviviale. È qui che avviene la magia della ‘ncocciatura: la semola viene disposta all’interno della mafaradda (un ampio recipiente di terracotta smaltata) e bagnata lentamente con acqua e olio extravergine d’oliva, mentre le mani esperte delle cuoche locali compiono un movimento rotatorio e cadenzato. Le dita si muovono agili per trasformare la farina in minuscoli granelli perfettamente sgranati, grandi quanto basta per trattenere i sapori del mare.

La cottura nella cuscusiera di terracotta e il riposo

Una volta lavorata la semola, entra in gioco la cuscusiera, la tradizionale pentola forata in terracotta o terracotta smaltata che si adagia sopra la pentola bassa (la bummulu) in cui bolle il brodo ricco di pomodoro, aglio rosso di Nubia, cipolla, alloro e spezie.

Il vapore che sale dal brodo cuoce lentamente la semola, profumandola intensamente. Il momento culminante è la ncocciata finale e la fase di riposo: il cuscus viene coperto e lasciato a riposare affinché i chicchi assorbano alla perfezione i succhi e gli aromi. Prima di servire, viene generosamente bagnato con il brodo caldo di pesce e arricchito con i tranci di pescato.

Foto: https://terrecottedelsole.it/product/couscoussiera

Sosta di Gusto: il taccuino del viaggiatore

L’esperienza da fare: Prenotate un laboratorio di cucina tradizionale nell’agro trapanese o a San Vito Lo Capo. Imparare a ‘ncocciare la semola sotto la guida di una signora locale vi lascerà un ricordo indelebile e manuale di questo viaggio.

A tavola: Gustate il cous cous di pesce accompagnato da un calice di bianco siciliano fresco (come un Catarratto o un Grillo), capace di bilanciare la ricchezza e la speziatura del brodo di pesce.

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