Un’edizione limitata di 90 esemplari, nata dalla sinergia di 19 produttori, celebra il vitigno creato nel 1936 tra Sauvignon Blanc e Verdicchio.

In occasione della 58ª edizione del Vinitaly, l’attenzione si sposta su una delle eccellenze più rare dell’ampelografia marchigiana: l’Incrocio Bruni 54. Il vitigno festeggia l’importante traguardo dei 90 anni dalla sua creazione, avvenuta nel 1936 per mano dell’illustre ampelografo Bruno Bruni.

Per onorare questo anniversario, è stata presentata ufficialmente a Verona una bottiglia celebrativa in edizione limitata di soli 90 esemplari. Questa Magnum speciale è il frutto di una collaborazione sinergica tra 19 produttori che hanno creduto nella rinascita di questo “incrocio d’autore”, nato dal matrimonio genetico tra Sauvignon Blanc e Verdicchio.

Il percorso di rinascita

La presentazione di questa esclusiva Magnum rappresenta il coronamento di un percorso di valorizzazione acceleratosi negli ultimi anni. Un passaggio chiave è stato segnato nel 2022 dalla pubblicazione del libro dedicato all’Incrocio Bruni 54, scritto da Raffaele Papi, Vicepresidente di AIS Marche. L’opera di Papi ha fornito la base storica e tecnica necessaria per portare questo tesoro fuori dalle nicchie e all’attenzione del grande pubblico.

Una visione corale per il futuro

L’iniziativa del novantennale incarna la volontà di consolidare l’Incrocio Bruni 54 come vero ambasciatore dell’identità marchigiana. Il progetto si inserisce in una linea di continuità che parte dalla ricerca storica per tradursi in azioni concrete, volte a dare stabilità a un vitigno che sta vivendo la sua stagione più luminosa.

L’etichetta “19 voci”, ideata dal grafico Cristiano Andreani, simboleggia l’essenza corale del progetto, sostenuto anche dalla competenza tecnica di partner come Enovetro e Mureddu.

Tra modernità e radici

A quasi un secolo dalla sua nascita, l’Incrocio Bruni 54 continua a stupire per la sua straordinaria modernità, versatilità e freschezza. La ricerca della qualità produttiva diventa lo strumento per dimostrare che il futuro della viticoltura regionale passa per la riscoperta coraggiosa delle proprie radici e del “saper fare” italiano.

Condividi.
Exit mobile version