Un’indagine internazionale rovescia il racconto sul calo delle vendite: il prodotto piace ancora, ma a frenare i consumi sono la mancanza di tempo, le distanze e il portafoglio.
Il vino c’è, a mancare sono gli amici. Un’indagine offre una prospettiva diversa al racconto della crisi: la gente apprezza ancora il vino in tavola, ma fatica a trovare il tempo, i soldi e le occasioni per ritrovarsi. Un problema di convivialità, più che di cantina.
Il tema lo affronta Kate Dingwall su Wine Enthusiast, partendo da uno dei chiodi fissi del momento, il calo delle vendite di vino. A provare a rovesciare la prospettiva è una nuova ricerca, condotta su oltre 1.500 persone tra bevitori e astemi e promossa da Come Over October, una campagna americana che invita a ritrovarsi davanti a un bicchiere, insieme a Local Wine Events, piattaforma che negli Stati Uniti raccoglie e segnala gli eventi legati al vino.
Invece di soffermarsi sul calo, lo studio è andato a cercare le occasioni di consumo ancora trascurate, quelle che il settore potrebbe recuperare per tornare a crescere. “Volevamo capire cosa c’è dietro la flessione, e come il vino possa rispondere”, spiega Gino Colangelo, tra i promotori dell’iniziativa e presidente di Colangelo & Partners, agenzia di comunicazione newyorchese specializzata in vini e distillati.
I numeri della ricerca
- 61% – Associa il vino quasi sempre ai momenti in compagnia.
- 77% – Indica negli impegni il freno principale al ritrovarsi.
- 1.500+ – Le persone coinvolte nello studio, tra bevitori e astemi.
Il sondaggio racconta che l’interesse per il vino è vivo, anche quando le scelte di spesa dicono il contrario. La maggioranza, il 61 per cento, dichiara che il vino è quasi sempre presente nei momenti passati in compagnia, e il 41 per cento indica nelle “occasioni” la molla principale per stapparlo: compleanni, promozioni, traguardi, separazioni, serate tra amiche, persino la prima puntata della serie del cuore.
La buona notizia: il vino piace ancora
Nonostante quel che lasciano intendere i titoli, insomma, la gente vuole ancora il vino a tavola. L’indagine lo ha verificato mostrando ai partecipanti due tavole apparecchiate, una con il vino e una con l’acqua al suo posto, e chiedendo quali sensazioni suscitassero. Davanti alla tavola con il vino la parola più ricorrente è stata “divertimento”, seguita da amicizia, complicità, voglia di stare insieme: la scena, nel complesso, appariva più calda e rilassata.
Il vino, insomma, viene percepito come una bevanda da occasione e da tavola, e così andrebbe proposto, raggiungendo le persone nella loro vita reale, nelle case, davanti a una serie con gli amici o attorno a un tavolino, a dividersi il cibo da asporto. I bevitori si sono detti incuriositi e pronti a moltiplicare le occasioni, ma a patto che qualcuno spieghi loro come: un intervistato su tre ha chiesto proprio consigli sul vino, su misura per budget e situazioni diverse.
I veri freni al ritrovarsi
Molti risultati appariranno scontati a chi lavora nel settore: è ovvio che alle feste si beva vino. Altri dati, però, raccontano una difficoltà più profonda: rimettere in piedi la propria vita sociale, magari ad anni di distanza dalla pandemia. Una persona su quattro circa esce meno rispetto all’anno precedente, mentre a tenere lontani gli incontri sono soprattutto gli impegni, citati dal 77 per cento, e la distanza fisica tra amici e parenti, indicata dal 40: ritrovarsi finisce per sembrare troppo caro, troppo faticoso, un dispendio eccessivo di tempo ed energie.
È una parabola che viene da lontano, molto prima del Covid. Lo mostra una storica indagine americana sugli stili di vita: tra il 1975 e il 1998 la quota di cittadini che una volta al mese ospitavano o partecipavano a una cena tra amici si è dimezzata, e nei trent’anni successivi gli Stati Uniti hanno registrato cali a doppia cifra in quasi tutte le forme di socialità, dalle partite stadio al volontariato, fino alle serate al bar. Un fenomeno che a un lettore italiano suona forse meno familiare, legati come siamo ancora alla tavola e al piacere di stare insieme, ma che indica una rotta comune a tutto l’Occidente.
Quando a decidere è il portafoglio
Al contraccolpo della pandemia si aggiungono poi ostacoli nuovi, a partire dal carovita. Oggi costa già fatica tirare avanti, figurarsi socializzare, in un’epoca in cui il calice da 25 dollari sta diventando normale: comprensibile che un terzo degli intervistati indichi nelle ragioni economiche, il costo della vita e quello delle consumazioni, un freno pesante all’acquisto di vino.
Il clima economico, del resto, sta cambiando tanto le quantità che si comprano quanto la frequenza con cui si cena fuori: secondo un’indagine KPMG del 2026, il 67 per cento degli americani mangia più spesso a casa, e tre quarti di loro lo fanno per ragioni di budget.
Il confronto tra Stati Uniti e Italia
Stati Uniti: il 67% mangia più spesso a casa per ragioni di budget (KPMG 2026). A frenare sono carovita, impegni e distanze: un problema di socialità più che di gusto.
Italia: il 9,4% dei consumi interni tra il 2024 e il 2025 (OIV): quei litri non sono migrati verso birra o cocktail, sono spariti, spinti fuori dal calo del potere d’acquisto.
Da noi, se c’è una fascia che va in controtendenza sono proprio i più giovani: la quota di chi beve vino tra i 18 e i 24 anni è salita dal 39 al 47 per cento secondo l’Osservatorio UIV-Vinitaly, l’unica cresciuta in modo significativo. Bevono meno spesso, ma meglio, tanto che fuori casa spendono in media 18 euro a scontrino contro i 10 della media generale.
A perdere terreno sono semmai i Millennial, la fascia giovane-adulta su cui gravano prezzi, salari fermi e un fisco esigente più di qualunque moda salutista.Per ritrovarsi non serve per forza un ristorante costoso. Il problema non è il vino nel bicchiere, ma le persone da far sedere attorno allo stesso tavolo.
FONTE
https://www.wineenthusiast.com/culture/industry-news/come-over-october-survey
Newsletter AIS Italia del 24/10/2026
