Dopo la pausa invernale, lo chef Francesco Crimi e la sua squadra ripartono dal porto di Sciacca con una cucina d’identità, viaggi e sperimentazione sensoriale.

Sospeso tra il blu del cielo e il fermento del porto, il Ristorante VELA annuncia la sua riapertura per marzo 2026. Un ritorno atteso che conferma l’identità di un luogo capace di far dialogare il territorio siciliano con una visione internazionale e contemporanea. La nuova stagione non è solo una ripartenza, ma l’evoluzione di un racconto gastronomico fatto di onestà, stagionalità e rispetto assoluto per la materia prima.

Una squadra giovane per un orizzonte nuovo

Alla regia del progetto troviamo un team di under 35 che ha scelto Sciacca come casa elettiva. Guidati dallo chef Francesco Crimi, insieme a Valerio Fini, Giada e Alice Bressan, questi giovani professionisti provenienti da diverse regioni d’Italia portano in dote uno “sguardo forestiero” che diventa valore aggiunto: una sensibilità libera da stereotipi, capace di interpretare la tradizione locale con curiosità e rispetto.

La riapertura porta con sé anche una rinnovata cura per l’accoglienza, tra ambienti luminosi e una terrazza panoramica che celebra il rito del tramonto. Spazio importante viene dato alla pasticceria, con la nuova carta dei dolci firmata da Giada Bressan (classe 2002), le cui creazioni puntano a costruire memorie intime e narrazioni emotive attraverso il gusto.

La novità: il Menu dei Cinque Sensi

Il vero cuore pulsante della stagione 2026 è il “Menu dei Cinque Sensi”, un percorso degustazione avanguardistico che invita l’ospite a una consapevolezza totale dell’esperienza a tavola.

Il viaggio inizia con cinque amuse-bouche serviti simultaneamente, ognuno dedicato a una percezione specifica. Tra i momenti più suggestivi spicca quello dedicato alla vista: una finta candela di burro accesa al tavolo che, sciogliendosi lentamente, si trasforma in salsa per il pane. Un invito a osservare il tempo che muta la materia.

Il percorso prosegue con cinque portate principali dove ogni senso domina la scena:

  • Tatto: il gioco di consistenze tra asparagi e tuorlo fritto.
  • Olfatto: l’intensità della terrina affumicata al tavolo.
  • Gusto: l’equilibrio millimetrico del raviolo di cime di rapa.
  • Vista: l’estetica sorprendente di un “finto Magnum” salato.
  • Udito: inteso come silenzio e introspezione, servito in una ricciola setosa con beurre blanc.

A suggellare l’esperienza interviene il “Sesto Senso”, un dessert floreale firmato da Giada Bressan che celebra la sensibilità pura. Con questa proposta, VELA si conferma non solo come tavola d’eccellenza, ma come laboratorio di ricerca e dialogo continuo tra mare e contemporaneità.

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